Chi sono

Sono un’insegnante di sostegno che opera nella scuola dell’infanzia. Vivo e lavoro a Lanciano (Chieti). Credo che il periodo di vita in cui il bambino frequenta la scuola dell’infanzia sia cruciale per lo sviluppo della propria personalità e per gettare le basi di una futura vita felice, qualunque sia la sua storia. Noi insegnanti siamo parte importante di questo periodo. Con noi i bambini trascorrono un terzo della loro giornata ogni giorno. Rappresentiamo per loro un punto di riferimento, un porto sicuro, ma anche la scintilla che accende le loro menti così curiose e straordinarie, la presenza discreta che incoraggia la conquista della loro autonomia e indipendenza, l’orecchio che ascolta e la voce che dà coerenza e forma ai loro racconti. Quando escono dalla scuola dell’infanzia i bambini sono già in grado di formulare idee complesse e di crearsi una propria opinione su fatti completamente nuovi, sono in grado insomma di apprendere dall’esperienza. Questo traguardo ha per loro il sapore della libertà che deriva dalla scoperta di se stessi come individui unici ed intelligenti. Non diventeranno tutti dei premi Nobel, certo, non tutti ameranno la conoscenza allo stesso modo, non tutti faranno il mestiere che sognavano da piccoli, non tutti incontreranno persone amichevoli e oneste lungo il proprio cammino, non tutti avranno i mezzi e la fortuna necessari per realizzare i propri sogni. Ma se avremo fatto bene il nostro lavoro ad ogni caduta si rialzeranno e sapranno andare avanti, perché sanno chi sono e cosa possono fare, se vogliono. Ci sono bambini che per raggiungere questo traguardo devono seguire strade tortuose, le difficoltà per alcuni di loro sembrano insormontabili, tali da suscitare negli adulti che li circondano atteggiamenti iperprotettivi e velati di pietismo. Sono bambini speciali che hanno bisogno di insegnanti speciali: creativi, coraggiosi, ostinati. Non è facile cercare di essere ogni giorno così, mettere da parte la stanchezza e le proprie preoccupazioni quotidiane, lottare contro i pregiudizi, comunicare efficacemente con genitori, colleghi e altri professionisti senza essere passivi ma anche senza ferire la sensibilità di ciascuno, fare i conti con la sensazione di non saperne mai abbastanza e studiare, accettare gli insuccessi e le frustrazioni, imparare dai propri errori, che sono sempre tanti nonostante l’esperienza, perché ogni bambino è diverso e lo stesso bambino non è mai uguale a come era il giorno prima. Chi svolge questo mestiere sa che noi ci proviamo perché è una bella sfida e, quando ci riusciamo, quello che agli occhi di un esterno può apparire un piccolissimo passo in avanti per noi è una conquista immensa e gli attori principali con cui condividiamo la nostra gioia sono loro, i bambini.

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